Wednesday, February 10, 2010
Mauritania: A fatwa against FGM
In January, 30 Mauritanian Imams signed a fatwa, a religoius opinion concerning Islamic law, against FGM/C. According to the fatwa, FGM/C can't be practiced because Islam prohibits every act that bring damage to the human body.
The article is in Italian.
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Il 12 gennaio scorso, trenta imam mauritani hanno firmato una fatwa, cioè una prescrizione religiosa con valore di legge, che condanna le mutilazioni genitali femminili. Secondo questa fatwa, che fa riferimento alle conclusioni di uno studio medico sottoscritto nel 2008 da una commissione di saggi e di donne esperte in salute femminile, le escissioni “devono essere considerate dannose per la salute” (…), e non possono essere dunque praticate perché l’Islam proibisce qualunque atto che arrechi danno al corpo umano.
L’escissione è un pratica anti-islamica, che la religione condanna come qualsiasi altro atto che abbia ripercussione negative sulla salute.
Gli Imam si erano riuniti al Palazzo dei Congressi di Nouakchott per un atelier - il Forum del Pensiero Islamico e del Dialogo tra Culture -, organizzato dl ministero degli Affari Sociali, dell’Infanzia e della Famiglia e sostenuto dall’Unicef.
Rispondendo alle domande della stampa sulle ragioni che hanno condotto all’emanazione della fatwa, Cheik ould Zein, Segretario generale del Forum, ha sottolineato che “il punto essenziale su cui bisogna interrogarsi è se questa pratica viene citata nel Corano. La risposta netta è una sola: No”. In molte famiglie si pensa invece il contrario, cioè che questa pratica sia prescritta dalla religione, una credenza antica e radicata nella popolazione. Secondo le cifre fornite dall’Unicef e dal Ministero, infatti, ben il 72% delle giovani mauritane è genitalmente mutilato.
Proibite ufficialmente dal 1989, anno in cui la Mauritania ha sottoscritto la Convenzione Internazionale dei Diritti del Fanciullo, le MGF continuano ad essere praticate; tantissime le bambine, anche di pochi giorni, che i genitori conducono ogni settimana dalle escissore, le chirurghe tradizionali dei villaggi, per farle infibulare. Le più esposte sono le bambine di etnia Soninké e Peul.
Cheik ould Zein si è detto convinto che la fatwa promulgata dagli imam a Nouakchott avrà un forte impatto sulla mentalità: “L’escissione femminile è un tabù, oramai percepito quasi dappertutto come un crimine contro la specie umana”.
L’ottimismo di Ould Zein non è comunque condiviso da molti eruditi e dalle associazioni da anni in prima fila contro le MGF. Nei villaggi le famiglie fanno mutilare le loro figlie in nome di Allah: “Siamo escisse di madre in figlia come vuole Allah”, si sente ripetere continuamente in giro. “Le famiglie sono convinte che l’escissione sia un obbligo religioso; ci vorrà molto tempo, ed un notevole impegno dei capi religiosi, prima che questa fatwa venga completamente assimilata”, dice un’attivista mauritana dei diritti umani delle donne.
Intervistato dall’agenzia Irin, l’erudito musulmano Baba ould Mata è andato giù ancora più duro: “ Gli ulama non dovranno accontentarsi di citare la fatwa nelle preghiere, devono uscire e andare in mezzo alla popolazione, soprattutto nelle regioni più isolate dove le MGF sono frequenti”.
Già nel 2006 un’associazione mauritana di eruditi islamici aveva pronunciato una fatwa che proibiva l’infibulazione, ma allora pochi capi religiosi avevano accettato di firmarla.
Il problema, conclude Cheik Ould Zein, “è separare la tradizione dalla religione; se gli ulama andranno di villaggio in villaggio a dire: sì, l’Islam è contro l’escissione, allora uomini e donne non potranno più difendere questa pratica con argomenti religiosi”.
La legge mauritana ha poca presa sul terreno, aggiunge Yakare Soumaré della ong Action, d’accordo sul fatto che questa fatwa potrà avere un risultato positivo solo se i capi religiosi si impegneranno in prima persona, e la sosterranno attivamente.
“La posizione di certi religiosi ha rappresentato sino ad oggi il maggiore ostacolo alla nostra attività di sensibilizzazione. Anche se le campagne di sensibilizzazione arrivano ai villaggi più isolati, sono sempre i religiosi ad avere l’ultima parola… È necessario che gli imam portino questa fatwa dappertutto”.
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