Wednesday, February 03, 2010
Il 6 febbraio torna Giornata Internazionale contro mutilazioni genitali femminili
(Roma) Il 6 febbraio ricorre la Giornata Internazionale contro le mutilazioni genitali femminili. “Mutilazioni genitali femminili” (Female genital cutting, FGC) è il termine complessivo con cui si fa riferimento a quelle pratiche tradizionali che comportano modificazioni sui genitali femminili.
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A partire dalla seconda metà degli anni Novanta, l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha elaborato una classificazione definitiva di queste pratiche, che costituiscono un fenomeno vasto e articolato. Le mutilazioni genitali femminili sono state così raccolte in quattro tipologie di operazioni, che coinvolgono in maniera differente, gli organi genitali della donna:
Escissione del prepuzio, con o senza asportazione parziale o totale della clitoride.
Escissione della clitoride con asportazione totale o parziale delle piccole labbra.
Escissione di parte o tutti i genitali esterni e sutura/restringimento dell’apertura vaginale (infibulazione).
Non classificati: tutti gli interventi sui genitali non giustificati da finalità mediche come ad esempio perforazioni, incisioni, ustioni eccetera.
A questa classificazione la stessa OMS fa seguire una rappresentazione della distribuzione geografica di queste pratiche.
La maggioranza delle bambine e delle donne che sono state sottoposte a mutilazione vivono in 28 Paesi africani. La mutilazione viene praticata da molti gruppi etnici, dalla costa orientale a quella occidentale dell'Africa, nelle zone meridionali della penisola arabica e lungo il golfo persico. Essa è in uso anche presso alcuni gruppi musulmani che vivono in India e da quelli della Malesia e dell'Indonesia.
Secondo i dati UNICEF, le MGF vengono praticate principalmente su bambine tra i 4 e i 14 anni, tuttavia, in alcuni Paesi vengono operate bambine con meno di un anno di vita, come accade nel 44% dei casi in Eritrea e nel 29% dei casi nel Mali, o persino neonate di pochi giorni (Yemen).
Ad eseguire le mutilazioni sono essenzialmente donne: levatrici tradizionali o vere e proprie ostetriche.
Le bambine, le ragazze e le donne che subiscono simili interventi devono fare i conti con rischi gravi e irreversibili per la loro salute, oltre a pesanti conseguenze psicologiche. Gli effetti delle MGF sono prevedibili e colpiscono in particolare la sfera riproduttiva e sessuale; il danno inferto agli organi genitali femminili e al loro funzionamento è esteso e irreversibile.
Di fatto nessuno dei Paesi Africani, in cui si stima un numero altissimo di donne vittime di mutilazioni genitali, riconosce l’escissione o l’infibulazione, anzi in molti Paesi esiste addirittura un sistema normativo che ne vieta la pratica, tuttavia, in numerosi contesti, esiste una silenziosa tolleranza nei confronti della perpetuazione delle MGF.
In seguito agli intensi spostamenti migratori il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili si è trasferito anche in Europa, Australia, Canada e negli Stati Uniti.
L’Italia, come già altri paesi europei e gli Stati Uniti si è dotata di una legge che le vieta esplicitamente: la legge n. 7 del 9 gennaio 2006 “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile” che introduce il reato di “pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili”. Da un punto di vista repressivo la legge prevede dai 4 ai 12 anni di reclusione per chiunque pratichi l’infibulazione; gli anni diventano 16 se la vittima è un minore. Per i medici scoperti a praticarla è previsto un massimo di 10 anni di cancellazione dall’ordine. Dal punto della prevenzione, inoltre, la legge prevede una serie di campagne informative, iniziative di sensibilizzazione, l’istituzione di un numero verde e corsi di perfezionamento anche specificamente dirette al personale sanitario oltre che alla popolazione immigrata.
Da Novembre 2009, infatti,è attivo il numero verde 800 300 558 per la prevenzione e il contrasto delle pratiche di mutilazione genitale femminile (il numero è gratuito e accessibile dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 14.00 e dalle 15.00 alle 20.00). Come si legge sul sito del Ministero delle Pari Opportunità “il servizio, gestito dalla Direzione Centrale Anticrimine del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'Interno, accoglie segnalazioni e notizie di reato realizzate sul territorio italiano e fornisce informazioni sulle strutture sanitarie e sulle organizzazioni di volontariato, vicine alle comunità di immigrati provenienti dai Paesi dove sono effettuate tali pratiche. Le telefonate saranno ricevute da personale specializzato del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato che, oltre all’assistenza, avrà il compito di comunicare le eventuali notizie di reato alle Squadre Mobili territorialmente competenti”.